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diagnosi precoce del tumore del collo del’utero, si parte con il test molecolare hpv

A partire dal 1° marzo i primi esami su appuntamento nelle dodici sedi dell’Apss

diagnosi precoce del tumore del collo del’utero, si parte con il test molecolare hpv

Nel primo anno coinvolte circa 15 mila donne tra il 50° e il 61° anno di età

22/02/2017

diagnosi precoce del tumore del collo del’utero, si parte con il test molecolare hpv

Al via il nuovo programma di screening del tumore del collo dell’utero che utilizza il test molecolare per la ricerca del dna del virus hpv per la diagnosi precoce. Le prime donne invitate a partecipare allo screening con la nuova metodica saranno quelle con età compresa tra i 50 e i 61 anni compiuti per poi passare progressivamente alle altre fasce di età. A regime lo screening hpv test coinvolgerà tutte le donne tra i 31 e i 64 anni mentre per quelle tra i 25 e i 30 anni si continuerà ad effettuare il pap test. Alla presentazione di oggi, nella sede dell’Apss erano presenti il direttore generale Paolo Bordon, il direttore sanitario Claudio Dario, il direttore del dipartimento di prevenzione Marino Migazzi, il direttore del dipartimento ginecologico Saverio Tateo, Mattia Barbareschi direttore dell’unità operativa multizonale di anatomia patologica e il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri Marco Ioppi.

È stata introdotta in provincia di Trento, tra le prime regioni italiane, la nuova metodica di screening del tumore del collo dell’utero mediante la ricerca del Papillomavirus umano (hpv), che andrà ad affiancare l’attuale metodica di screening mediante pap test che è attivo in Trentino dal 1993.

La nuova metodica prevede lo screening molecolare per la presenza del Papillomavirus umano (hpv) come test di 1° livello, a partire dal 31° anno di età e fino al compimento del 64° anno. Tutte le donne residenti in Trentino, comprese in questa fascia di età, passeranno gradualmente, nell’arco dei prossimi quattro anni, al nuovo screening, mentre il pap test sarà utilizzato solamente per le donne tra i 25 e i 30 anni di età.

Alla presentazione di oggi sono state illustrate le modalità operative per l’introduzione in Trentino di questa nuova metodica di screening che, gradualmente coinvolgerà nell’arco di quattro anni, tutte le donne comprese nella fascia di età target. Pertanto, nel 2017, saranno invitate all’hpv test le donne nella fascia di età 50-61 anni e al pap-test le donne 25-49 anni e con più di 62 anni, nel 2018 hpv test per le donne 46-61 anni e pap-test per le donne 25-45 e con più di 62 anni, nel 2019 hpv test per le donne 41-61 anni e pap-test per le donne nella fascia di età 25-40 e con più di 62 anni.

A regime, partire dal 2020, i test di screening offerti in provincia di Trento saranno il pap test, per le donne di età compresa tra i 25 e i 30 anni e il test hpv, per la ricerca del papillomavirus umano, per le donne di età compresa tra i 31 e i 64 anni. Dati scientifici dimostrano infatti che dopo i trent’anni la metodica che si è dimostrata più efficace per la prevenzione del tumore del collo dell’utero è l’hpv test e per questo motivo è sufficiente la ripetizione del test ogni 5 anni. Il test hpv si esegue con un prelievo come avveniva per il pap test.

«Presentiamo oggi il programma di prevenzione secondaria per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero – ha detto in apertura di conferenza stampa Paolo Bordon, direttore generale dell’Apss –. Con questo screening ci siamo posti l’ambizioso obiettivo di intercettare casi di cancro, quando sono ancora in una fase iniziale e quindi quando la percentuale di guarigione, secondo la letteratura scientifica, è più elevata. Coinvolgeremo, a regime, 145 mila donne in tutto il Trentino, di cui 128 mila con la metodica hpv test e, in caso di positività, le donne non saranno mai lasciate sole ma seguite da un’équipe multidisciplinare».

Bordon ha poi passato la parola a Marino Migazzi, che ha illustrato le modalità operative dello screening. «Come tutti gli screening – ha evidenziato Migazzi – anche il programma di diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero si rivolge a persone che non manifestano segni della malattia. Mi preme sottolineare la grande organizzazione alla base di questo programma di diagnosi precoce che, assieme ai rigidi controlli e procedure applicati, permetteranno alti standard qualitativi. Mi riferisco all’assistenza territoriale con i consultori e le ostetriche per i prelievi, all’anatomia patologica con la centralizzazione della lettura dei test, al dipartimento di prevenzione per il coordinamento dello screening e la gestione degli inviti e al dipartimento ginecologico, con i tre centri di Trento, Rovereto e Cles per gli esami di secondo livello (colposcopia). Mi preme altresì citare il servizio sistemi informativi, il servizio formazione per gli eventi organizzati al fine di condividere con i professionisti la nuova modalità organizzativa e l’epidemiologia clinica e valutativa».

«La nuova organizzazione del programma di screening – ha proseguito Migazzi – prevede, ogni cinque anni, l’invio di una lettera con l’appuntamento per recarsi in una delle 12 sedi dell’Apss individuate per l’esecuzione del prelievo. Questa è una delle novità rispetto allo screening tradizionale, che prevedeva la possibilità per le donne di effettuare il pap test anche dal ginecologo. Ora, con il test molecolare per la ricerca del virus Hpv, come raccomandato dell’Osservatorio nazionale screening, il prelievo sarà effettuato solamente da ostetriche appositamente formate e dedicate in modo da ottimizzare la accuratezza del prelievo, monitorare tutto il percorso dello screening. Sono stati inoltre definiti protocolli per l’invio delle donne agli accertamenti secondo livello (colposcopia) in caso di referto positivo o inadeguato. Mi preme inoltre evidenziare che per la buona riuscita dello screening è inoltre essenziale una corretta formazione e informazione degli operatori sanitari e un adeguato counselling alle donne con test hpv positivo».

«È importante investire nei programmi di prevenzione – ha detto Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Trento – perché oltre ad evitare le malattie e le conseguenti sofferenze per le persone si possono recuperare risorse da destinare alle terapie e all’assistenza di tutti i pazienti: 1 euro investito in prevenzione rende molto molto di più, anche fino a oltre 5 volte. Le terapie e gli accertamenti diagnostici oggi costano moltissimo e non ci sono risorse sufficienti per tutti per cui è gioco forza recuperare risorse e lo si fa con l'appropriatezza e, prima di tutto, lo si può e si deve fare col credere e sostenere la prevenzione».

Il direttore del dipartimento ginecologico, Saverio Tateo, ha evidenziato: «Il nuovo programma di screening per il tumore del collo dell’utero costituisce un cambiamento significativo nella prevenzione di questa malattia sia per il nuovo obiettivo, la ricerca del virus, sia per la complessiva presa in carico della diagnostica di 2° livello, la colposcopia». Tateo ha poi esortato le donne «a non trascurare questo importante invito alla prevenzione e alla salvaguardia della loro salute e a rispondere alla chiamata dell’Azienda sanitaria aderendo allo screening al momento della convocazione».

Infine è intervenuto Mattia Barbareschi, direttore dell’unità operativa multizonale di anatomia patologica, che ha sottolineato: «In Trentino in questo campo abbiamo fatto un percorso di innovazione e ricerca sotto l’egida del ministero della Salute che è partito 12 anni fa e che ha portato ora all’introduzione del test molecolare per la ricerca del virus hpv. Abbiamo introdotto una tecnologia di ultima generazione, con alti livelli di specificità e sensibilità, che permette una diagnosi più precoce e precisa e che ci consente di dare una risposta di qualità alle donne riducendo anche il numero degli esame effettuati nel corso della vita».

 

 

 

Maggiori informazioni in:

HTA REPORT 2012, pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione http://epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2012-36-3-4-supppl-1