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Inaugurata la Casa della Comunità di Sèn Jan di Fassa

Presentati alla comunità i nuovi servizi di prossimità

Prosegue a ritmo serrato il percorso di ridefinizione della sanità territoriale trentina. Con l’inaugurazione della Casa della Comunità di Sèn Jan di Fassa siamo a sette nuovi presidi che avvicinano i servizi socio sanitari ai cittadini mettendo al centro la persona, la famiglia e la comunità. Si compie dunque un ulteriore passo nello sviluppo dei nuovi modelli di integrazione sociosanitaria, in linea con quanto previsto dal DM 77. La nuova Casa della Comunità di Sen Jan è stata ufficialmente presentata oggi alla popolazione alla presenza delle più alte autorità provinciali e territoriali: il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina, il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento Andrea Ziglio, il direttore generale di Asuit Antonio Ferro, la direttrice sanitaria Denise Signorelli, il direttore del Distretto est Enrico Nava e il procurador del Comun General de Fascia Edoardo Felicetti. Hanno partecipato all’evento anche la direttrice per l’integrazione socio sanitaria Elena Bravi, la conseiera de procura e vice procuradora Lara Battisti, la senatrice Elena Testor, il conseier de procura con delega alla sanità Gianluigi De Sirena, il sindaco del Comune di Sèn Jan Giulio Florian, il sindaco di Moena Alberto Kostner, l’assessore regionale Luca Guglielmi e i rappresentanti della medicina di famiglia, tra cui Valerio Di Giannantonio, segretario FIMMG Trentino.

Data di pubblicazione:Lunedì, 16 Marzo 2026

Immagine: Casa comunità Sen Jan taglio del nastro
© Asuit (ex APSS) - Creative Commons Attributon–ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

La Casa della Comunità di Sèn Jan di Fassa serve la popolazione di sei Comuni – Canazei, Campitello di Fassa, Mazzin di Fassa, Sèn Jan di Fassa, Soraga di Fassa e Moena – per un totale di circa 10.100 residenti. Il presidio svolge un ruolo strategico anche per l’assistenza ai turisti: la valle registra mediamente circa 11mila presenze turistiche giornaliere durante l’anno, che arrivano a 20-30mila al giorno nella stagione invernale e tra 15-25mila nella stagione estiva. Per la posizione centrale rispetto ai paesi della valle e la distanza dal più vicino ospedale di Cavalese la Casa della Comunità di Sèn Jan di Fassa si configura come un importante polo territoriale per l’erogazione di servizi sanitari e sociosanitari. La struttura ha recentemente beneficiato di importanti interventi di ammodernamento e riqualificazione energetica, che hanno migliorato l’efficienza e il comfort degli spazi.

La struttura ospita le principali funzioni previste dal modello delle Case della Comunità, con un’offerta integrata di servizi sanitari, sociosanitari e amministrativi. Tra i servizi attivi ci sono il Punto unico di accesso (PUA), la porta di ingresso al sistema dei servizi sociali e sanitari che offre accoglienza, informazione e valutazione dei bisogni dei cittadini, e l’assistenza primaria, con i medici di medicina generale (organizzati in AFT, alternano la loro attività tra Casa della Comunità e ambulatori di prossimità), la pediatria di libera scelta e la continuità assistenziale (ex guardia medica). La Casa della Comunità ospita anche i servizi infermieristici di famiglia e di comunità, con attività ambulatoriali e domiciliari, il punto prelievi e diversi ambulatori specialistici, tra cui geriatria, diabetologia, chirurgia, ortopedia e traumatologia, otorinolaringoiatria, odontoiatria, ginecologia e dermatologia. Tra gli elementi qualificanti della struttura ci sono il punto di primo intervento ortopedico, attivo durante la stagione invernale e dedicato sia ai residenti sia ai numerosi turisti che frequentano la valle e il punto di raccolta sangue. A supporto dell’attività clinica sono disponibili diverse tecnologie diagnostiche – tra cui ecografo, elettrocardiografo, spirometro e sistemi per il monitoraggio cardiaco e pressorio – utilizzabili da medici e professionisti sanitari anche nell’ambito dell’assistenza domiciliare. All’interno della struttura trovano spazio anche: attività consultoriali, programmi per la prevenzione e la cura delle dipendenze (alcologia, antifumo e altre fragilità), il servizio di riabilitazione e una postazione di Trentino Emergenza 118 attiva 24 ore su 24. Un ruolo centrale è svolto dalle attività di prevenzione e promozione della salute, con l’ambulatorio vaccinale e i programmi di screening oncologici e pediatrici, oltre alle iniziative dedicate alla promozione di corretti stili di vita e alla tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

La Casa della Comunità rappresenta anche un’occasione concreta per rafforzare l’integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali del Comun General de Fascia, a partire da Spazio Argento, punto di riferimento per anziani e caregiver. Importante anche la collaborazione con la APSP di Fassa. Tra gli obiettivi futuri c’è il rafforzamento della partecipazione della comunità locale attraverso tavoli di confronto tra professionisti sanitari, servizi sociali, enti locali, terzo settore e associazioni di cittadini, per sviluppare risposte sempre più aderenti ai bisogni reali della popolazione.

«L’inaugurazione della Casa della Comunità di Sen Jan – ha sottolineato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – rappresenta un passaggio importante nel percorso di riorganizzazione della sanità trentina avviato nel 2021 con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sul territorio e la vicinanza ai cittadini. Fin dall’inizio abbiamo creduto in un modello di sanità di prossimità, in cui la casa resta il luogo migliore di cura e in cui i servizi devono essere sempre più integrati con la comunità. In questa direzione si è sviluppata anche la riorganizzazione della medicina di famiglia, realizzata grazie alla collaborazione con i sindacati e con i medici di medicina generale, attraverso il lavoro condiviso tra professionisti. Il DM 77 ha di fatto riconosciuto e rafforzato questa nostra impostazione. In un contesto segnato da denatalità e invecchiamento della popolazione, con un’età media in Trentino tra le più alte d’Italia, è sempre più necessario organizzare servizi capaci di rispondere ai nuovi bisogni di salute. Abbiamo quindi costruito un modello trentino che non impoverisce il territorio e che non prevede la chiusura degli ambulatori periferici, ma punta sull’integrazione tra medici di medicina generale, specialisti e servizi sociosanitari. La Casa della Comunità non è un punto di arrivo, ma di partenza: ogni struttura mantiene le proprie peculiarità, con l’obiettivo di mettere in rete competenze diverse e migliorare l’accesso ai servizi per i cittadini».

Ad illustrare le varie fasi che daranno piena operatività al percorso partecipativo di costruzione della Casa di Comunità è stata come sempre la direttrice sanitaria di Apss Denise Signorelli: «Questa inaugurazione è una tappa importante di un percorso progettuale articolato che si è sviluppato attraverso diverse fasi, anche di ascolto e condivisione dei diversi attori del sistema. Il modello su cui stiamo lavorando si basa sul concetto di rete: la Casa della Comunità è un nodo fondamentale, ma deve essere pienamente integrata con i servizi territoriali e con l’ambito sociale. Per questo abbiamo avviato un dialogo strutturato con il sociale, con l’obiettivo di considerare la persona nella complessità della vita quotidiana dove si intrecciano bisogni sanitari e sociali, valorizzando la prossimità e la promozione della salute e dei corretti stili di vita. Se una Casa della Comunità deve rispondere davvero ai bisogni dei cittadini, è fondamentale tenere conto delle caratteristiche e delle esigenze di ogni territorio. Questo percorso porta con sé un cambiamento nel modello organizzativo e negli strumenti utilizzati: dalla telemedicina alle applicazioni per il monitoraggio dei pazienti cronici, strumenti che ci permettono di rafforzare ulteriormente la presa in carico e la vicinanza ai cittadini».

«La Casa della Comunità di Sèn Jan – ha spiegato il direttore del distretto est Enrico Nava – è completa dal punto di vista delle funzioni e dà una risposta concreta ai bisogni sanitari e sociosanitari della popolazione, soprattutto in una zona che paga una certa distanza dai centri principali. Il progetto conferma anche l’evoluzione della medicina generale organizzata in Aggregazioni funzionali territoriali al servizio dell’intera comunità. Questa inaugurazione non è solo un simbolico “battesimo”: dimostra che la Casa della Comunità ha tutte le funzioni attive, con l’impegno costante di Asuit a raccogliere stimoli e suggerimenti provenienti dalla comunità e dal territorio».

«L’inaugurazione di oggi – ha sottolineato il dirigente generale del Dipartimento salute della Provincia Andrea Ziglio – rappresenta una tappa importante di un percorso che in provincia di Trento prevede l’apertura di 14 Case della Comunità, inserite in una rete tra loro e collegate ciascuna ai servizi presenti nei rispettivi territori. Si tratta di un percorso già avviato che ora entra nella fase di sviluppo e consolidamento e deve essere costruito insieme: sistema sanitario, amministrazioni locali, terzo settore, professionisti e cittadini. La Casa della Comunità è infatti un luogo di partecipazione e rappresenta un cambio di paradigma: non più semplici poliambulatori, ma un modello organizzativo che definisce come i servizi devono lavorare e integrarsi tra loro. Un modello che si inserisce nel riordino della sanità territoriale previsto dal DM 77. Per molti cittadini l’ospedale resta il principale punto di riferimento, ma dobbiamo lavorare perché il percorso di cura inizi e si sviluppi soprattutto sul territorio, mentre l’ospedale rappresenta “solo” una delle tappe della presa in carico. Questo è ancora più importante alla luce dei cambiamenti demografici: viviamo più a lungo, spesso con patologie croniche e con reti familiari diverse rispetto al passato. In questo contesto le Case della Comunità diventano luoghi centrali anche per la prevenzione e per l’integrazione tra professionisti e tra ambito sanitario e sociale, in collaborazione con le Comunità di valle. Le esperienze avviate nelle aree interne hanno già dimostrato che questo modello può migliorare la presa in carico delle persone e contribuire anche a ridurre la pressione sui pronto soccorso e le liste d’attesa, grazie a percorsi assistenziali più appropriati. Voglio infine ricordare che la differenza la fanno i professionisti; in questo senso abbiamo lavorato anche sul piano contrattuale, con il rinnovo dei contratti della dirigenza medica e del comparto. L’aspetto economico è importante, ma lo sono anche le opportunità di crescita professionale, che Asuit e il sistema sanitario trentino vogliono rafforzare attraverso l'integrazione tra assistenza, ricerca, innovazione e attività didattica. È una sfida impegnativa, ma una sfida che possiamo e dobbiamo vincere insieme».

Ad intervenire a nome dei vari rappresentanti locali è stato il procurador General de Fascia Edoardo Felicetti: «Abbiamo grandi aspettative nei confronti di una struttura che dovrà garantire servizi socio sanitari in un territorio periferico come il nostro. Questo progetto potrà offrire risposte integrate ai bisogni dei cittadini, senza frammentare i servizi per comparti. Siamo felici di vedere gli investimenti realizzati nella struttura e convinti che, se si proseguirà su questa strada, si stia costruendo il modello giusto per il futuro del nostro territorio».

«L’apertura della Casa della Comunità di Sén Jan – ha dichiarato l’assessore alla salute e politiche sociali Mario Tonina – è un passaggio importante per questo territorio e noi vogliamo essere presenti oggi per dare un messaggio chiaro: le Case della Comunità sono un progetto in cui crediamo molto e che può diventare un punto di riferimento fondamentale per rispondere ai bisogni socio sanitari dei cittadini e per i tanti ospiti che frequentano queste valli. La settimana scorsa abbiamo condiviso il progetto con il Consiglio delle autonomie locali e oggi chiediamo la collaborazione di tutti, a partire dai sindaci e dal Procurador, anche sul fronte della comunicazione. È fondamentale che i cittadini conoscano i servizi che troveranno all’interno delle Case della Comunità: luoghi in cui non si garantiscono solo cura e assistenza, ma anche accoglienza e prevenzione. Si tratta di una progettualità strategica soprattutto per i territori più distanti dagli ospedali, che in parte riprende esperienze molto positive come quelle avviate in Val di Sole e nel Tesino, nell’ambito del progetto aree interne. Per far funzionare davvero le Case della Comunità è necessario un coinvolgimento ampio e dobbiamo valorizzare il contributo del terzo settore e del volontariato, che nella nostra provincia autonoma hanno sempre avuto un ruolo fondamentale e sapranno dare un supporto prezioso anche in queste realtà. La vera differenza, come dico sempre, la fanno le persone. Sappiamo che non è sempre facile reperire personale sanitario, sia negli ospedali sia sul territorio. Per questo chiedo ai rappresentanti delle comunità locali di aiutarci a trasmettere ai giovani il valore delle professioni sanitarie, anche attraverso percorsi di orientamento scolastico. In questa direzione va anche il disegno di legge recentemente approvato in IV Commissione che prevede incentivi economici per la formazione di infermieri e OSS. È un segnale concreto di quanto la politica creda in queste figure professionali. Di fronte al calo delle nascite e all’invecchiamento della popolazione – ha concluso Tonina – le Case della Comunità saranno sempre più luoghi in cui fare anche prevenzione e promozione della salute».

In chiusura l’intervento del Presidente Fugatti: «Abbiamo voluto essere qui oggi perché l’apertura della Casa della Comunità di Sèn Jan non è semplicemente un cambio di insegna, ma è parte di un percorso più ampio con cui stiamo rafforzando la sanità trentina. Il nostro obiettivo è garantire servizi di qualità vicino ai cittadini, anche nei territori più distanti dai grandi centri. Le Case della Comunità vanno proprio in questa direzione, perché rafforzano la sanità territoriale e avvicinano sempre di più i servizi alle persone. In queste presentazioni colgo l’occasione anche per tracciare il percorso di alcune progettualità strategiche per il futuro della sanità trentina. Penso al Corso di laurea in Medicina e chirurgia di Trento: a giugno avremo i primi laureati di questo percorso avviato pochi anni fa, che oggi conta 80 studenti, circa la metà provenienti dal Trentino–Alto Adige. Insieme alle scuole di specializzazione attivate a Trento, rappresenta un investimento importante per formare nuovi medici e in ottica di attrattività del nostro sistema sanitario». Il presidente ha ricordato quindi il percorso che porterà alla costruzione del nuovo ospedale del Trentino, una struttura moderna e attrattiva anche per i professionisti: «L’obiettivo è creare un polo integrato con università e ricerca, una vera cittadella universitaria della salute, capace di attrarre chi desidera studiare e lavorare nella sanità. Accanto a queste grandi progettualità, resta però fondamentale mantenere servizi diffusi sul territorio, come dimostra la struttura che presentiamo oggi. Nonostante le difficoltà – ha concluso Fugatti – sappiamo che il nostro sistema sanitario resta un punto di riferimento per i cittadini, grazie alla professionalità e all’umanità degli operatori che ogni giorno lavorano per la salute della comunità».

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