Il progetto nasce in risposta ai crescenti episodi di aggressioni verbali e fisiche nei confronti del personale sanitario, un fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato un trend in aumento, in particolare nei Pronto Soccorso. L’elevato numero di accessi, i tempi di attesa, il sovraffollamento e situazioni sociali complesse possono contribuire a generare tensioni. L’obiettivo della sperimentazione è quindi prevenire situazioni critiche e rendere più tempestivi gli interventi di sicurezza, tutelando sia chi lavora sia chi si rivolge al servizio sanitario.
La sperimentazione, autorizzata dal Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento, si svolgerà dal 1° marzo al 31 maggio 2026. Al termine della fase pilota saranno valutati risultati, benefici e possibili sviluppi futuri, che potranno includere un progressivo aggiornamento delle tecnologie, l’integrazione con sistemi audio e dispositivi di emergenza e un ulteriore potenziamento delle misure di sicurezza.
Ad entrare nel dettaglio della sperimentazione è stata la direttrice del Dipartimento infrastrutture Debora Furlani: «Durante la fase sperimentale saranno utilizzate le telecamere già presenti nel pronto soccorso, integrate da alcuni dispositivi digitali e da un software di analisi basato sull’intelligenza artificiale. Il nuovo sistema analizza in tempo reale immagini e segnali ambientali per individuare comportamenti potenzialmente aggressivi o situazioni anomale, come ad esempio movimenti concitati, rumori insoliti o condizioni di particolare agitazione, ed è in grado di inviare segnalazioni rapide al personale incaricato della sicurezza. In una prima fase il sistema di rilevazione guidato dall’AI lavorerà in parallelo agli attuali strumenti di allertamento, attraverso “braccialetti” indossabili dagli operatori, senza attivare automaticamente allarmi. Questi primi mesi di sperimentazione ci daranno l’opportunità di valutare la “bontà” delle segnalazioni generate dall’intelligenza artificiale che saranno valutate dal personale per verificare l’efficacia del sistema e ridurre il rischio di falsi allarmi». Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela della privacy, ha sottolineato Furlani: «Le immagini sono protette da sistemi di cifratura, sono previste tecniche di oscuramento dei volti e tutte le procedure rispettano le normative europee e nazionali in materia di protezione dei dati e utilizzo dell’intelligenza artificiale, come il GDPR e l’AI Act».
Il progetto rientra in una strategia più ampia avviata da Asuit e Provincia per prevenire le aggressioni agli operatori sanitari: dalle Linee di indirizzo provinciali dedicate al tema, al protocollo con le autorità di pubblica sicurezza, dalle iniziative del Piano provinciale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2028, all’Osservatorio rischio aggressioni, fino al Piano PREVIOS (Piano per la prevenzione degli atti di violenza nell’organizzazione sanitaria), frutto del lavoro del Centro di riferimento e di coordinamento-Osservatorio rischio aggressioni di Asuit, con il supporto del Servizio aziendale di prevenzione e protezione. Il Piano prevede un approccio articolato che comprende: l’analisi dei contesti di lavoro e dei fattori che possono favorire tensioni o comportamenti aggressivi, sia strutturali sia organizzativi e relazionali; il rafforzamento dei sistemi di segnalazione e monitoraggio degli episodi, per migliorare la conoscenza del fenomeno; azioni di informazione e comunicazione rivolte sia al personale sanitario sia ai cittadini; interventi organizzativi, formativi e tecnologici per aumentare la sicurezza degli ambienti di cura. La videosorveglianza intelligente rappresenta quindi uno degli strumenti previsti dal PREVIOS, accanto a iniziative formative, organizzative e di collaborazione con le istituzioni del territorio.
«Questo progetto pilota – ha spiegato il direttore generale Antonio Ferro – rientra in un quadro più articolato di interventi che hanno contribuito per la prima volta nel 2025 ad un calo degli agiti aggressivi, un segnale importante e rassicurante. Stiamo mettendo in campo tutte le azioni possibili per rafforzare la sicurezza di operatori e pazienti, lavorando in stretta collaborazione con la Provincia, i sindacati, le forze dell’ordine e il Commissariato del Governo. Le iniziative seguono le linee guida della Provincia e comprendono anche progetti pilota innovativi, come questo. Le aree più critiche rimangono sempre i pronto soccorso, soprattutto Trento e Rovereto, i SerD e i Centri di salute mentale, e continueremo a lavorare sul fronte della sicurezza sempre nel rispetto della privacy e della tutela dei lavoratori».
La direttrice del pronto soccorso di Trento Michela Marchiori ha fornito alcuni elementi sugli eventi aggressivi che si sono verificati nel pronto soccorso di Trento: «Nel 2025 abbiamo registrato circa un centinaio di episodi di aggressività attraverso l’incident reporting, consapevoli che si tratta probabilmente solo di una parte degli eventi che realmente accadono. Le situazioni più frequenti si verificano nei momenti di accettazione e triage, spesso in contesti uno-a-uno, e coinvolgono soprattutto infermieri, operatori socio sanitari e personale amministrativo. Stiamo lavorando per ridurre l’esposizione degli operatori, privilegiando quando possibile il lavoro in équipe. Va anche ricordato che alcune situazioni sono legate alla condizione clinica di alcuni pazienti, che vengono risolte nel contesto di cura. In questo senso investiamo sugli aspetti formativi del personale nella relazione sanitario-paziente (modalità di de-escalation dell’aggressività). Accogliamo positivamente – ha concluso – l’approccio multidisciplinare e l’utilizzo delle nuove tecnologie come supporto al contenimento dell’aggressività verso i sanitari».
«Da oggi – ha evidenziato la dirigente del Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento Giuliana Cristoforetti – sarà online la determinazione con cui la Provincia rilascia l’autorizzazione amministrativa al progetto sperimentale: un passaggio importante, frutto di un percorso avviato da tempo insieme all’Azienda sanitaria, che guarda con interesse all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per rafforzare la sicurezza degli operatori. L’obiettivo è aumentare le tutele nei luoghi di lavoro senza compromettere i diritti garantiti dalla normativa europea sull’IA: non sono previsti sistemi di riconoscimento o profilazione, ma strumenti pensati esclusivamente per la tutela della salute e della sicurezza del personale».
L’assessore alla salute ha sottolineato come la sicurezza degli operatori sanitari sia da tempo una priorità condivisa tra Azienda sanitaria e assessorato che ha portato, grazie anche al lavoro avviato nella scorsa legislatura, alla firma del protocollo di intesa tra Provincia e Commissario di governo, con misure concrete come il rafforzamento della vigilanza nei pronto soccorso. Pur registrando segnali di miglioramento sul fronte delle aggressioni, l’assessore ha evidenziato la necessità di continuare a investire, anche attraverso le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e risorse economiche dedicate al personale. L’obiettivo è rendere i pronto soccorso ambienti sempre più sicuri, elemento che consentirà anche di avere riscontri positivi sul fronte del reperimento del personale. Si dovrà poi lavorare contestualmente ad alleggerire il carico di lavoro dei pronto soccorso, soprattutto per i codici minori; e su questo un ruolo strategico lo giocheranno le Case della Comunità. La priorità, ha concluso l’assessore, resta garantire condizioni di lavoro sicure per gli operatori e un servizio efficace per i cittadini.